lunedì 30 marzo 2020

DAY ZETA






Domanda alla casalinga:
“Cosa le viene in mente alla parola: Torta di mele?”
– La casalinga: “Briciole sul pavimento”.








Ultimo giorno di questo eterno mese.
Ufficialmente aperta la stagione dei fanghi drenanti a colazione e della crema snellente a pranzo. 
Tutto sommato ne uscirò bene. 
In ordine potrò aprire:
Un centro estetico. 
Un negozio per parrucchieri.
Un ristorante, a tratti anche stellato. ( A tratti )
Potrei inoltre recensire quasi tutte le serie tv di Netflix e Sky. ( eccetto horror )
Aggiungo anche una cultura in campo elettrodomestici ultimo grido. 
Attualmente ancora superficiale, la cultura elettrodomestica, ma confido entro una quindicina di giorni  di essere riuscita ad  approfondire  anche quei temi più spigolosi, e di tagliarne il traguardo vincente.
Ad oggi il mio sguardo è focalizzato sul miglior aspirapolvere robotico, ma non nego di essere attratta molto anche dagli estrattori multi uso e pentole super grill.
La domanda tuttavia sorge sempre spontanea: ma quale sarà davvero il numero uno degli elettrodomestici?
Non ho ancora risolto l’amletico dubbio. 
Sono purtroppo insabbiata nell’indecisione se spuntarmi le doppie punte davanti a un tutorial o provare la cera brasiliana home Made. 
Spero davvero di dirimere la controversia il più in là possibile, o anche mai. 
Onestamente credevo di meritare Roger Federer come marito e Feliciano Lopez come amante, però. 
Non nascondo che il cuore batta sempre alla vista  anche solo di una pallina da tennis, magari apparsa all’improvviso su Instagram o Facebook, ma se la sorte  vorrà destinarmi alle lezioni di cucina di Barbieri su YouTube o alle ricette di Giallo Zafferano, chi sono io per oppormi?
Qua da Milano è tutto, aspetto con ansia domani, per andare a buttare la spazzatura nei tre cassonetti differenziati in cortile e a due metri di distanza l’uno dall’altro, e come gran finale : fare la lavatrice.
L’ennesima beneamata lavatrice.
Il Signor Elle in questi momenti mi è vicino. 
Russa. 

domenica 29 marzo 2020

Un posto per tutti







Il mondo è un posto pericoloso, 
non a causa di quelli che compiono azioni malvagie 
ma per quelli che osservano senza fare nulla.







In questi giorni ho chiuso spesso gli occhi per ri-immaginare questa libertà tanto anelata. 
Ho tanti posti nel cuore in cui vorrei tornare, in cui ho riso, in cui sono stata io per davvero, in cui sono stata dannatamente felice e soprattutto che sento miei. 
Si narra che prima o poi si ritorni sempre dove si è stati bene e si riprovino i medesimi sentimenti. Saprò aspettare. 
Da un lato mi sento molto fortunata in questo senso perché uno dei miei posti è qui. Mentre scrivo.
E’ un rifugio sicuro e un rilassante fedele. 
Apro la mente ai ricordi e spalanco cancelli per quei sogni più celati. 
Sto anche imparando a convivere con la notte e a volte mi ritrovo ad ascoltare il silenzio assordante della città. 
Poi all’improvviso una sirena. Quasi sicuramente di un’ambulanza.
Ogni giorno, ogni quindici minuti circa ne sento una. È terribile. 
Ma stasera, mentre la musica da voce a Lucio Dalla con  Anna e Marco, che non so se sia la canzone più giusta in questi momenti, anche se del concetto di giustizia ho recentemente molto da dire, desidero affrontare una di quelle tematiche spigolose e poco divertenti. 
Non farà ridere.
Ne ho letti di post sui social, di ogni natura e genere. Ho scoperto che il mondo del web vanta specialistiche in molti campi.
Pochi sulle donne. Molto pochi.
Premetto che non sono una femminista, anzi, ma sono una di quelle donne che quando sente la fierezza nell’enunciare la frase“ amica delle donne” vengo assalita da brividi. 
Di norma chi lo dice non lo è. 
Premesso ciò, a ogni sirena associo l’immagine loro. Dell’incubo di stare in casa con un uomo violento psicologicamente e/o fisicamente H24. 
I cretini con cui ho avuto a che fare- affrontando la problematica- dicono sempre la stessa cosa: aveva solo da andarsene prima! Perché non l’ha denunciato? Evidentemente le andava bene così! Se l’è voluto lei! Sta esagerando! Quella se li sceglie sempre sbagliati! Etc etc..
Ecco queste sono le frasi dei cretini per l’appunto e come tali trattateli. 
La violenza psicologica spesso è ancora più grave di quella fisica. Non puoi provarla e ti porta a dubitare delle scelte prese e di te stessa. 
Non starò a elencare sadicamente le varie sfaccettature di violenza psicologica, basti sapere che esiste ed è molto pericolosa poiché può portare anche a gesti estremi. 
Sono dell’avviso che come sappiamo quanti capelli abbia in testa il figlio della Ferragni, così non sarebbe male avere anche delle basi per aiutare donne in difficoltà.
Le persone non cambiano.
Gli uomini violenti non cambieranno mai. 
La favola della crocerossina che salva il suo uomo che ha tanto sofferto è una menata.
Se un uomo mette le mani addosso lo rifarà e lo rifarà e lo rifarà. 
Se un uomo è privo di empatia non si sveglierà un giorno con l’empatia nel caffè.
Se un uomo inizia a umiliarti lo farà sempre di più. 
Se un uomo ti denigra non si trasformerà in Papa Francesco. 
Se un uomo ti mentirà lo farà per sempre.
Se un uomo dice che non sei abbastanza non lo sarai mai.
Se un uomo ti tradisce abitualmente lo farà ancora.
Potrei continuare all’infinito. Potrei disquisire sulle varie patologie, perché di questo si tratta, che hanno intaccato la personalità. Narcisisti perversi, borderline, overt, covert, etc etc..
Potrei spiegare la motivazione per la quale una donna è attratta da personaggi simili e perché un uomo è diventato un mostro. 
Perché chi l’ha vissuto e ne è uscito potrebbe scrivere saggi (e Freud scansate). 
Per tutte le donne che sono terrorizzate, che piangono, che si sentono soffocare, che non sono a proprio agio, che non vedono la luce, che hanno mille dubbi, che hanno paura, che pensano di essere sbagliate, brutte, grasse, inutili.. ecco per tutte loro: stringete i denti, denunciate, fatevi aiutare. 
Come è iniziato, così finirà. 
C’è un posto felice per tutti, c’è anche per voi. E di una cosa sono certa: non è accanto a un mostro. 



sabato 21 marzo 2020

DAY XXII




Teneteveli stretti i vostri pezzi di ricordi.
Vi capiterà di averne bisogno una notte senza luna, 
quando tutto vi sembrerà inutile e avrete la sensazione di essere davvero su un altro pianeta,
ma per fortuna in una posizione privilegiata per guardare le stelle.

Questi sono i miei. 





Per la cronaca:

- Il signor Elle ha perso a pinnacola.
- Continuo a non dormire.
- Inizierò un corso di Yoga in diretta streaming.
- Sto fantasticando sull’arrivo della spesa dell’esselunga (mercoledì)
- Faccio lavatrici come fossimo un esercito.
- Domani stirerò le camicie del Signor Elle. 
- Il suddetto ignora però non sia cintura nera di stira e ammira.
- Stasera abbiamo finto di essere nella nostra trattoria preferita. 
- Ma perché Conte parla agli italiani così tardi la sera?
- Dovrò andare a farmi vedere da uno bravo. Lo so. 


giovedì 19 marzo 2020

I’m your man





Diciamocelo più spesso.E anche più forte.E urliamolo.Che saper volere bene per davvero è un dono. 







Il signor Elle sta meglio. E io sono tornata a ballare in bagno mentre mi strucco. 
Ho anche fantasticato sulla mia amata Torino, sui suoi viali e i suoi romantici ponti. E non vado avanti che ho la lacrima facile da un po’ di giorni a questa parte. E lo so e lo sento che sta lottando come un leone, la mia sempre amata Torino, perché è dura, e la stringo fortissimo, e abbraccio chi è in trincea e combatte con gesti solidali di meravigliosa portata. 
E poi ho visto in video chat  il mio adorato gatto che sornione è a malapena riuscito a farmi un miagolio stiracchiato e svogliato sotto gli ordini di mia madre “Minnie saluta Ilaria”. 
Immagino Minnie. ( non vedeva l’ora)
E va be’.
Oggi poche parole che domani vorrei saltare la famosa corda e preparare una torta per il signor Elle, e vincere a carte definitivamente così, il sempre Signor Elle, capisce che a scala 40 non scendo a compromessi. 
E stanotte vorrei provare l’emozione di addormentarmi prima delle cinque e levarmi i brutti pensieri che da quasi un mese mi stanno  pugnalando lentamente. 
Sono qui a Milano dal ventotto febbraio, e in questa ultima settimana ho saputo di cinque persone a me vicine che stanno passando l’inferno e a cui auguro di cuore di uscirne il prima possibile, e alla fine anche solo la parola di questa tragedia fa quasi paura a sussurrarla. E non lo farò. E continuerò a stare a casa studiando in quante rate potrei suddividere il costo del tapis roulant della technogym. 
La techno però pare nn faccia pagare a rate. Ecco.
Intanto consiglio una delle canzoni più belle che conosca. 
I’m your man di Leonard Cohen. 
È con questa canzone che me la ballo alla sera sognando un tramonto e una spiaggia dalla sabbia tiepida e luccicante. 
È con la prima nota che i colori della mia fantasia disegnano noi amici una sera d’estate in qualche dehor a scambiarci battute e a prenderci in giro. 
Ma torneremo. 
Oh se torneremo.
Certo che lo faremo. 
Nel mentre mi permetto di suggerire anche la versione rivisitata di I’m your man. 
Qua sotto il video, e tante scuse della casa per  il signor Elle, ma il signor Pattinson che dice di essere i’m your man - lasciatemi dire- in questi momenti aiuta. 
Ciao Signor Pattinson. E grazie. 





mercoledì 18 marzo 2020

La dieta che non mi aspettavo





Mi collego al post di ieri sera.
Domani dieta. Lo prometto. 
Ecco, per dieta intendevo due pasti equilibrati senza troppi grassi sparsi fra un boccone e un altro e senza badare a spese anche qualche infuso. Semplice.
Invece. 
Invece ho praticamente saltato i due pasti, se non intermezzati da qualche pezzo di carasau preso nervosamente mentre passeggiavo su e giù davanti alla cucina, e fissato le finestre a momenti alterni. Da destra a sinistra e da sinistra a destra. Par condicio. 
Disturbi alimentari in tempo record?
No. Per fortuna no. Che con quelli non si scherza. E non ci si deve permettere di scherzare, sottolineo. Ma. 
L’idilliaca immagine del Signor Elle e mia mentre giochiamo e ci detestiamo durante l’intera partita a scala 40 si è frantumata stamattina. In tanti pezzi. E ci è voluto davvero un niente. Niente. 
Mi è bastato guardare il signor Elle con gli occhi lucidi e la faccia strana. Mi è bastato sentire il suo tono di voce e la fatidica domanda. Mi passi il termometro perfavore ?
Lo passo. 
38,6. 
Ah. 
Siamo reclusi da diciotto giorni. Il signor Elle è uscito tre volte in tutto per fare la spesa al supermercato. Ha la mascherina. Non è scemo, non avrà battuto il cinque alla cassiera e stretto la mano al tizio in coda con lui. No. E quindi?
Il signor Elle è un leone, di segno e di fatto. Non vuole farmi preoccupare, lo so. E da parte mia non voglio incupirlo, lo sa. Però. 
A Torino ho già allertato la qualunque, ma il signor Elle, e qua faccio la polemica, non ha scelto la strada calcistica o televisiva per cui a lui il famigerato tampone mica lo fanno se hai solo 38.6 e altri sintomi di natura varia. 
Che poi in altra situazione, capiamo bene tutti, con 38.6 ci si stringeva un po’ più forte le spalle e care cose. Oggi questo lusso è un ricordo. Ricordiamocelo. 
E ora?
Ora nulla, passerà. Passerà perché deve passare e alle tre di notte si è un po’ abbassata e soprattutto non tossisce. 
Le testimonianze su social- giornali- tg, che so a memoria, da nord a sud e ritorno non aiutano molto in una prospettiva sfortunata. Allora scrivo. Cercando di sdrammatizzare un qualcosa che al mondo intero sta sfuggendo molto velocemente. Il controllo. Di noi e della nostra realtà. 
Alla fine, quando ne usciremo, perché ne usciremo, saremo cambiati. Sì. Ne sono certa.
Forse avremo imparato la parola solidarietà e il suo significato. Forse stimeremo di più questo paese, che in fondo e senza scavare troppo è il più bello del mondo. Forse la pianteremo di pensare che gli altri sono meglio di noi. Forse avremo capito che il medico ci salva la vita, e il contadino la tiene in vita, la vita. Forse sapremo godere di più della compagnia degli amici e stringeremo con tutto l’amore che conosciamo i nostri genitori, che la dicitura “anziani con malattie pregresse” lo dici al tuo criceto. Forse compreremo tutti più cani che questa volta è stato un gran bel culo averli.  Forse faremo più attenzione a una febbre che si alza e domanderemo più frequentemente: come stai? Perché stare bene è bellissimo.
Forse conosceremo notti in bianco solo per accertarci che la temperatura corporea della persona a fianco a letto non arrivi a numeri sconcertanti. 
Forse quando potremo vedere brillare il sole sdraiati su un prato, una spiaggia, una riva o un balcone saremo tornati anche a stupirci. Di nuovo. 
E allora mi dico, senza forse, a sto giro viviamocela questa vita. 
Domani spaghetti  pomodoro e basilico? 




martedì 17 marzo 2020

Da domani dieta.


Il Signor Elle e io siamo delle brave persone. Davvero.
Gran brave persone.
Ci tengo a precisarlo, perché quello che sta accadendo, da venti giorni a questa parte, proprio non me lo so spiegare.
Il fatto è questo: il Signor Elle è sempre più in forma mentre io sempre più con forme. E dire che viviamo sotto lo stesso tetto e facciamo le stesse cose. Non è - peraltro - che abbiamo tante diverse opzioni.
Non mi fraintendete, la so la storia del metabolismo veloce lento medio etc etc,  metabolismo con cui  sono già arrabbiata da parecchio, ma una legnata così proprio non me la aspettavo.
La notte poi dormo molto poco, e la cosa mi rattrista parecchio. Tuttavia in tanti - ho saputo- soffrono del medesimo problema in questo periodo.
Della serie: non sono sola. Ma a me succede anche di peggio; se mi addormento per miracolo alle undici alle quattro poi ho gli occhi sbarrati e care cose. Diversamente tiro avanti tipo after, ma senza after. Fino alle cinque.
Il signor Elle mi ha soprannominato il faro della notte.
Carino?
Poi provo invidia. Sì, recentemente provo una profonda invidia per tutti quelli che “approfittano” del momento per riscoprire sè stessi. Che meraviglia. Cullati da libri giapponesi e ditirambi in onore a Dioniso. Intervallano brevi momenti per dileggiare sui social l’ignoranza dilagante di oggi giorno, e più realisticamente gente come me che l’amico ( copiato e incollato da Wikipedia) Fëdor Michajlovič Dostoevskij è rimasto bello inserito in libreria a casa  a Torino, e invitando il popolo a spegnere la televisione e a connettersi con il divino.
E io?
Io addormentata alle cinque di mattina mi alzo sconvolta alle otto e mezza. E già non inizio benissimo. Dopo una mezzoretta parte una video chat con le amiche e parliamo delle ultime notizie sul virus. Io ovviamente sono avvantaggiata avendo avuto l’intera notte per collegarmi con Tokio- Los Angeles - Berlino.
Poi il dramma. Mi trascino sul tappetino comprato su Amazon per la modica cifra di 36€ e cerco di ricordarmi i bei tempi in cui il riscaldamento pregustava l’ora di massacro e dieci km di corsa.
Ad oggi, al decimo addominale mi sento già Rocky Balboa all’ultimo round, ma io non sono Silvester Stallone.
Scoraggiata?
A seguire il momento che preferisco: la doccia.
Doccia che ho trasformato in Terme di Saturnia. Doccia di venti minuti di puro benessere fra sali orientali e balsami amazzonici. Che se non ne uscirò magra almeno sono certa che avrò una pelle pazzesca.
Utile?
Per il resto il Signor Elle e io stiamo alla grande.
Giochiamo a carte. Ridiamo un sacco. Ci facciamo gli scherzetti. Abbiamo insegnato ai nostri genitori le chiamate video. In più io, personalmente, mi differenzio progettando  spesso pomeriggi costruttivi e gratificanti ( senza successo chiaramente), ma del resto chi sono io per interrompere un sogno utopico?
Poi scambio con fervore immagini satiriche di gente che usa peluche a forma di cane per uscire. Inveisco contro le persone che compaiono a passeggio nei tg. Conto i giorni da quando non vedo un viale alberato o anche solo una semplice strada. Diciotto. Ho comprato anche una corda per saltare. Mi alleno di nascosto a Monopoli con l’iPad per le partite serali e bevo tisane. Tante tisane.
E fin qui tutto a posto.
Poi c’è questa foto. Che è di ieri sera.
Gateau di patate in crosta con prosciutto e formaggi misti in preparazione.
E ho rovinato tutto.
Le ripetizioni alla Balboa e gli squat alla Adriana Lima.
Da domani dieta.
Lo prometto.






martedì 10 marzo 2020

Day X

La furbizia è l’intelligenza degli stupidi. 


Quando ero piccola fra i giochi frequenti c’era il solito ritornello: 
cosa sceglieresti fossi su un’ isola deserta? 
Oggi, e non a caso, ho guardato il Signor Elle e ho chiuso gli occhi. 
Ho immaginato. 
Ho immaginato la famosa isola deserta e le necessità di cui senza potrei impazzire.  
Be’, inizio col non scendere a compromessi sul cibo. 
Penne rigate ( che quelle lisce- abbiamo già visto - nemmeno in tempi bui la gente se le fila) e spaghetti. 
Mozzarella fior di latte ( la bufala mi ha un po’ stufato ), basilico e pomodori. 
Olio. 
Avocado e carote. 
Acqua in bottiglia-rigorosamente in vetro- e due vini.  E con i vini opto per un rosso e un bianco, e al diavolo l’avarizia. 
Per il rosso desidero  la  barbera che il mio amico Signor D - invasato com’è sul tema- mi ha gentilmente fatto conoscere recentemente a una pranzo nelle Langhe, e per il bianco lo Sharis di Felluga che il proprietario del ristorante sotto casa a Torino, il tanto gentile signor F, mi fa trovare puntualmente senza che manco debba chiedere. 
Poi della musica. Per canticchiare sotto il sole e perché no, anche per ballare. 
Eh sì, senza musica la vita ne perde, e allora che Battisti e Dalla e Vecchioni e Ligabue e De Gregori e Jovanotti e Pausini e Nannini e Vasco e chi più ne ha ne metta ( solo italiani grazie, e comprendetemi ) continuino a tenermi compagnia, anche laggiù, su quell’isola sperduta. 
E poi la tappezzerei tutta, sempre la suddetta isola, di foto. Della mia famiglia e dei miei amici. E di ricordi. Di albe e di tramonti. Di viaggi e di attimi  catturati per caso. 
E poi mi porterei qualche video e audio stupido condiviso con amiche. Sì esatto proprio quelli di whatsapp. Dei gruppi intoccabili che abbiamo tutti. Audio del tipo che da fuori se qualcuno li sentisse proverebbe pietà per il contenuto. Probabilmente scuotendo il capo e stringendosi  le spalle. 
Eppure. 
Eppure certi momenti necessitano di una fiera puerilità con cui sorridere e allargare il cuore, perché sapersi alleggerire per riposarsi anche solo per brevi istanti è un privilegio per pochi. Se capite cosa intenda. 
E poi alla sera, oltre alle stelle,  vorrei vedere anche qualche film. Perché non tutte le notti avranno le stelle che brillano e a me il buio buio non piace. 
Non sono ragazza da Kill Bill, preferisco quel gran culo di Cenerentola per dire. Poi Jerry Maguire, e Cocktail, e Top Gun. E Un’ottima annata e Quattro matrimoni e un funerale e Ti presento i miei. E Armageddon e Le parole che non ti ho detto. E Genio ribelle e Le ali della libertà. Mercoledì da leoni e il Padrino. Miami Vice, Il Gladiatore e Alexander. E infine, per concludere, un timido Tin cup. Che chissà che mi innamori definitivamente del golf, oltre che di Kevin Costner, un giorno. 
E poi lasciatemi dei libri. 
Saramago e Coelho. I dialoghi con Leucó e Oceano. Allende e Tamaro. I promessi sposi, e Murakami . E anche dei Topolino. Dal numero 1 che non ho mai letto a quelli di oggi. Quei Topolino che al solo pensiero mi rivedo in campagna seduta su un dondolo con la pila di giornalini davanti e pronta ad affacciarmi  frettolosamente sul mondo, incosciente e curiosa. 
E poi?
E poi un giorno, finito l’esilio, perché nella mia fantasia l’esilio finisce a una certa, tornerei a casa. Felice e grata. Soprattutto grata. 
Bella immagine vero?
Ora cambiamo le carte. 
Tolgo in primis la solitudine  e aggiungo il Signor Elle. 
Che non è cosuccia da poco, peraltro. Il mio Signor Elle. 
Tolgo la benedetta isola deserta  e aggiungo una casa a Milano con comfort annessi e connessi. 
Tolgo l’eventuale cagionevole vita selvaggia e aggiungo la salute delle persone che amo. 
Tolgo la libertà singola di fare ciò che voglio e aggiungo quella famosa tendenza al bene comune. Tendenza di utopici studi filosofici, per intenderci.  
Tolgo il tot di tempo e aggiungo venti giorni. 
Riapro gli occhi e torno alla realtà. 
Un solo desiderio. 
Italiani, basta cazzate ?
L’ho detto. 
Scusate, ma in questa vita e in questo mondo, non so voi, ma io ho davvero tanto da perderci. E non ci sto. 

#stiamoacasa