venerdì 2 ottobre 2015

Una vita normale

È questa continua lotta verso l'impossibile che frega. Sempre.
È questa guerra per affermare il proprio Ego insicuro e dubbioso che fa male.
È questo bisogno di raggirare gli ostacoli invece di affrontarli che alimenta le menzogne e rende fragili.
Perché chiedere sembra più facile, e  rispondere risulta più arduo.
Torino è una città piccola e sta stretta.
Non offre granché. Da nessun punto di vista.
Allora voliamo via.
Via, via verso quel mondo che regala grandi grossi premi e cotillons, e in secondo piano tanti specchi per allodole.
I rapporti umani- da queste parti- sono sempre i medesimi: prevedibili e noiosi.
Da via Baretti a corso Massimo o da via Lamarmora a Viale Thovez poco cambia.
Il ventaglio di possibilità è deducibile a occhi chiusi: sempre la stessa solfa.
Anche i raviolini del plin.
Che poi quando andiamo all'estero-dopo 4 giorni- se non prima, si va alla ricerca disperata di un ristorante italiano. Formentera docet. Ma va be'.
Party e vernissage come a Parigi Londra e NewYork, nessuno mai.
Ma più che altro, chi mai ci è andato?
Bocche armate di cognomi pesanti e dita pronte a provare su calcolatrici mentali i vari zeri dei conti in banca altrui  sembrano essere ormai il must della vita.
Carriera e soldi, soldi e carriera.
Un motto, un disegno fatale.
Per il resto c'è tempo, dicono.
L'altra sera parlavo a cena con la Doni.
Di sogni, desideri, speranze, e alla fine il regalo più grande, quello che è segretamente custodito nel mio cuore, quello per cui sarei pronta a sfidare il destino,quello che chiederei a Babbo Natale, e' solo uno:
la normalità.
NOR-MA-LI-TÁ.
Niente più niente meno.
Vorrei un uomo che tornasse a casa la sera, anche tardi, con cui mangiare la cena e ridere.
Vorrei dei bambini scoppiettanti che mi facessero arrabbiare come capita spesso e poi guardare i cartoni animati con loro.
Vorrei telefonare alle amiche e raccontare del periodo up&down con mio marito.
Vorrei suonare all'impazzata il clacson alle 7.40 del mattino perchè starò portando i bambini a scuola e sarò in ritardo.
Vorrei entusiasmarmi per una serata solo donne e niente marmocchi.
Vorrei ingelosirmi se qualche ragazza giovane guardasse il mio fidanzato con fare stuzzicante. ( forse questo no )
Vorrei impiegare un intero pomeriggio per preparare una torta mediocre e avere ugualmente l'applauso della mia famiglia perché saprebbero a priori dell'impegno.
Vorrei organizzare pranzi a casa con amici e figli, e pentirmene per l'ovvio disordine che combinerebbero.
Vorrei dare feste per i compleanni di tutti noi. Anche per il cane.
Vorrei imparare a fermarmi e riflettere. Che quello che faccio finta di non vedere oggi, mi annienterà domani.
Vorrei il sogno americano di un papà SuperMan e una mamma BridgetJones.
Vorrei alzare il telefono e dire "scusami se puoi, ma al cuore non si comanda", e aspettare paziente il perdono.
Vorrei non dover essere figlia di quel dio minore che sbiadisce i bei ricordi per miraggi falsi e ipocriti.
Vorrei rimanere sempre io, in bilico fra una razionalità  torinese e una solarità brasiliana.
Vorrei aver paura e chiamare mia madre per domandare: come si fa?
Vorrei saper apprezzare la fortuna che mi circonda e non dimenticare mai una delle parole più importanti di cui sono a conoscenza: Grazie.
Vorrei camminare per via Po abbracciata alla persona che amo e ammirare insieme la bellezza della collina torinese.
Vorrei andare alla messa di mezzanotte a Natale e scambiare il segno della pace coi miei amici, anche con la persona che mi sta antipatica, per capire che una stretta di mano e' sufficiente ad agitare il battito tumultuoso del cuore.
Vorrei progettare con la persona scelta di costruire il nostro futuro, nel sole e nella pioggia.
Vorrei litigare urlare piangere col mio ragzzo e la stessa sera fare l'amore: una volta, due, e poi stanchi addormentarci abbracciati.
Vorrei continuare a giocare a tennis e farmi supplicare da Allegra di non menzionare più  gli Us Open nei nostri incontri.
E se verrò additata come una persona banale, pazienza.
C'è qualcosa di più bello che poter vivere una vita normale con annessi e connessi?

Tua Titti

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