mercoledì 6 gennaio 2016

Buon 2016

Perchè non è il conto alla rovescia il 31 dicembre che ti fa capire che un anno e' passato. 
È un pensiero che leggiadro balena in principio nella mente, magari una notte nel letto sotto il piumone mentre fissi il muro e pensi che il colore della parete sia mediocre, e poi lentamente avanza fino a sbatterti addosso tutte le consapevolezze che accuratamente avevi nascosto fino a quel momento. SBAM!
Ad un certo punto ci si deve fermare.
Il mondo va così, non puoi farci nulla.
Non è questione di vita o di morte, e' solo quel momento da cogliere al volo quando senti che il cuore sta per scoppiare. E se scoppia poi esplode. E se esplode e' un gran casino. 
Un po' come la storia della concentrazione mentre fai la maionese, perché quella fatta in casa, apro e chiudo, e' molto più buona di quella nel tubetto.
Cioè, sai che se sei agitato o distratto la farai impazzire. Quindi un bel respiro e poi inizi a girare. Nella stessa direzione, magari rallenti, ma non ti fermi. Non puoi, se no impazzisce.
Così accade nella vita delle persone normali. 
Respiri, conti se è il caso, e poi riprendi da dove avevi lasciato. Se ne vale la pena.
Diversamente cambi ricetta.
Ad un certo punto devi capire cosa vuoi davvero dalla vita. Devi.
Come la storia dei colpi di fulmine, quei lampi che in un attimo ti cambiano la vita folgorandoti fin dentro l'anima.
E anche se non credo molto in quegli incroci di sensazioni trascendenti, ammetto  di averne incontrati parecchi. 
Di quegli sguardi magici e vincolanti.
Alcuni hanno una luce dentro che li rende abbaglianti agli occhi troppo distratti, ma se ti avvicini piano piano e abitui la vista, ti accorgi come siano i soli che davvero valgano.
Perché ritengo che le uniche persone possibili siano i grati di vivere, gli affamati di risate, i curiosi dei particolari, i generosi di speranze, i matti del mondo, i carismatici di solarità, gli assetati di qualsiasi cosa che sia ora e subito, quelli che non sono mai prevedibili, ma si infiammano per interessi sempre nuovi e tu non puoi fare altro che sperare di ardere come loro e nel mentre arrancargli dietro perché sei stato fortunato anche solo nel stringere la mano.

Tua Titti

lunedì 14 dicembre 2015

Solo per dire...


Verso metà novembre una scia magica comincia a ondeggiare nell'aria e matematicamente dalla prima settimana di dicembre si installa nella mente delle persone. Volenti o nolenti.
E per i nolenti si trasforma nella forma più bassa di arte occulta.
Fra i doni umani innati più pregiati annovero la sensibilità. La delicatezza nel non far pesare ciò che si ha a differenza di altri. E non parlo di venale materialità. Che di venale attualmente c'è ben poco.
Parlo di quei regali che non si possono comprare nè da chanel nè da cartier. Sempre che da chanel e cartier si racchiudano i pensieri più proibiti.
Parlo di quei sorrisi che se non si fingono si viene additati come pessimisti.
Parlo di ciò che si desidera superata l'età dell'innocenza e spensieratezza.
Parlo di quelle stelle nel cielo che brillano e formano un magone in gola che trangugiare diventa impossibile.
Parlo di quando si cresce e si sente il cuore pesante e le mani vuote.
Parlo di quelle lacrime che bisogna nascondere perchè nessuno comprenderebbe.
Parlo di quando si anela ormai anche solo più un respiro perchè non si riesce a placare l'affanno.
Parlo di quando arriva il famoso Natale e si desidererebbe addormentarsi e risvegliarsi dopo capodanno. Perchè anche capodanno è una gran rottura.
Cinismo?
E no.
Il mondo è bello perchè vario, e fra i diversi ci sono anche quelli che non sono caduti in piedi.Quelli che dopo aver battuto il naso, hanno ancora tutto il restante corpo da battere e aspettano il crack dell'ultimo osso, per poter iniziare nuovamente da capo. Ma nel mentre aspettano.
Il Natale per alcuni è cosi.Uno schiaffo non meritato, ma molto forte. E fa male.
Sono queste famose feste comandate che ti sbattono in faccia le croci e i macigni che si portano sulla schiena, ma ormai abituati si prova a non farci più caso, e spesso si rimanda il conto.
Ma prima o poi lo si paga. E puntuale arriva.
Arriva armato di ricordi carichi di nostalgia e rimorsi. A volte.
Altre con bagagli di realtà immutabili e sogni mai avverati.
In questi frangenti io apprezzo quelli di sopra, quelli dal dono pregiato, quelli che capiscono.
In realtà li apprezzo sempre, ma in queste occasioni di più.
Perchè se a loro è andata bene, non si permettono di moralizzare e anzi sono ben consci di una provvidenza benevola.
Perchè non chiedono il colore delle luci colorate dell'albero, e se nel presepe hai già messo Gesù bambino oppure aspetti il 24 sera.
Perchè non obbligano a scambiare pacchetti infiocchettati quando il motivo non si vede.
Perchè non lasciano a casa nessuno quella sera, perchè il gin sarà anche un buon compagno ma in fondo non risolve.
Perchè non fanno differenza fra dolore grande o piccolo, visto che tanto di quello si parla e la radice è la medesima.
Perchè non guardano dall'alto in basso giudicando e pensando che ognuno sia artefice del proprio destino, ma si mettono in quei panni sbagliati e immaginano cosa si provi.
Perchè dietro a una gesto di rifiuto sanno leggere un bisogno spassionato di un abbraccio.
Perchè per sentirsi al buio non c'è bisogno di spegnere la luce, e a me piacciono quelli che sanno riaccenderla. Agli amici, ai conoscenti e  anche agli affini.
Il Natale ha questa forza.
Sa rammentare con accuratezza le ferite ancora aperte, riaprire nel dubbio alcune cicatrici e creare un vortice di rimpianti nella testa.
La fortuna vuole però che duri solo un giorno, e che ci siano persone di cui sopra, che coi piedi ben saldi alla terra sappiano tendere una mano per aiutare a rialzarsi o anche solo per una carezza.
E' impopolare vedere l'altro lato della medaglia, soprattutto quando di fronte si ha l'immagine di Babbo Natale che con la sua barba  bianca e lunga sorride e ha nel sacco tanti bei regali.
E' molto impopolare, me ne rendo conto, e spiace quasi rovinare l'atmosfera tutta cuori e scintille mostrando uno spaccato di realtà che mette tristezza al solo pensiero.
E' villanamente impopolare dare pizzicotti di vita vissuta a chi ha già vestito il cane a festa, ordinato aragoste e caviale in pescheria, e preparato il tacchino farcito per servire agli ospiti un mare monti che non si sbaglia mai.
E' sfacciatamente impopolare fare uno sgambetto di questo genere a chi è contento del suo orticello e non vede oltre.
Sarà spudoratamente impopolare ricordarlo, ma sull'esistenza di Babbo Natale ho qualche dubbio, mentre su altre realtà ne ho la certezza.
Buone feste. 



Tua Titti





giovedì 3 dicembre 2015

Strana gente gli Avvocati


 Io amo gli Avvocati.
Mio padre e il mio fidanzato.
Sanno sempre tutto. Trovano la logica per qualsiasi ragionamento. Tengono in mano il codice come fosse il Santo Sacrissimo Graal e quando proferiscono verbo snocciolano profezie che manco Nostradamus avrebbe osato tanto.
La ragione, inutile ricordarlo, è sempre dalla loro. Provare per credere, e non lo suggerisco.
Dialetticamente parlando sono dei fenomeni. Il lessico così fornito e vasto riesce a confondere l'infelice interlocutore a tal punto che spesso è consigliabile  piegarsi davanti a cotanta retorica illuminante piuttosto che continuare ad ascoltare ad oltranza il letale soliloquio.
Perchè è palese sia un soliloquio. E soprattutto letale.
Via Assarotti, Via Santa Maria, Via Del Carmine, Via Perrone, Via Juvarra, Via delle Orfane, Via Corte d' Appello, Piazza Solferino etc, sono le vie storiche degli studi legali di una volta.
Per comodità si intende, non per altro.
Il Tribunale del resto era qua dietro, a due passi.
Da anni però le cose sono cambiate, e i passi sono ben più di due.
Big&Vip per dire, che  Maximo Dominus1 e Maxi Dominus2 avevano iniziato umilmente in Via San Domenico, si è spostato in uno dei palazzi più belli del centro. Gli Innominabili&Associati hanno un attico in Corso Re Umberto sui 500mq,  lo studio Pazzesco ha fatto che prendere direttamente un'intera villa della crocetta e così a seguire. Non per altro ovviamente, ma per comodità.
Del resto ora il Tribunale è in corso Vittorio.
Noi invece siamo sempre qua. Legati alle vecchie tradizioni e viva viva le consuetudini. Un solo Dominus, il Boss, e i seguaci.
Se penso a quando sono andata da Big&Vip per consegnare una busta, e per poco non mi servivano champagne nell'attesa, sorrido: stamattina da noi si è rotta anche la macchinetta del caffè degli anni 90'.
Eppure qua suonano alla porta ragazzi deliranti, che dopo aver sostenuto la prova d'orgoglio di sei mesi nel Luxury Legal Sabaudo Law Office , implorano anche solo di fare le fotocopie.
Poi capita che se non sei come la cugi che ha carte di credito come clinex, cerchi di trovare un posto felice in questo mondo.
Seguace2 si è messa in proprio e mi scrive che fra un po' farà domanda come centralinista e probabilmente guadegnerà di più, seguace3 ha aperto un ristorante messicano, seguace1 millanta di partire per un lungo viaggio, e Giorgino dello studio Pazzesco si è buttato nell'imprenditoria.
Cioè, Giorgino che aveva ricevuto qualche mese fa la Mirabile Lettera per diventare Socio...
Strana gente gli avvocati.
Freddy che è nuovo invece sta mantenendo l'entusiasmo iniziale e non vede l'ora di pubblicare trattati, e al Boss piace molto questa presa di posizione.
Da domani infatti, visto che la macchinetta del caffè si è rotta, sarà lui stesso a portarci caffè e capuccino.
Strana gente gli Avvocati.
I cosiddetti Squali sono categorie disprezzate da noi di Via Perrone. Il Boss si vanta di vincere e mantenere comunque un'etica. Allara docet. ( famoso, nobile e temibile Professore di legge dei tempi che furono).
Da dire però che al cliente non è che importi molto la morale del legale, e se quell'avvocato che falsificò le prove con le impronte di periti oltralpe-probabilmente pagati profumatamente- se non fosse stato scoperto e avesse vinto..voi da chi andreste?
Strana gente gli Avvocati.
Il Bruno Caccia Palace, che non è un night club o un resort, ma il Tempio per eccellenza dei principi del foro torinese, per qualche tempo è stato  privato del bar. Una sensazione simile a quella di un pellegrino che si reca apposta a Delfi  per un oracolo e non trova la Pizia. All'incirca.
Questo comunque è da menzionare, poichè nell'aria per mesi aleggiò fluttuante e a fasi non alterne un malcontento generale. Non si poteva andare avanti con bicchierini di plastica e merendine preconfezionate.
Un avvocato dello studio Pazzesco che devo vedere domani per uno scambio di memorie mi ha invitata a incontrarci nel nuovo punto ristoro, il bar per l'appunto. Il livello pare si sia alzato e di parecchio. E nel whatsapp ha aggiunto in ordine: la faccina che sorride, le mani che applaudono, una stella e un bicchiere di vino.
Per l'ultima, il bicchiere di vino, ha ricevuto da parte mia: ok e ben tre punti esclamativi.
Ma questo lui non può saperlo, anche se titolato.
Strana gente gli Avvocati.


Tua Titti



martedì 24 novembre 2015

Giudicare per giudicare

Sarà il clima che da mite si sta rivelando gelido, o la consapevolezza tragica e al tempo stesso meravigliosa della vita che comunque continua. Purtroppo o per fortuna. O forse il fatto che il punto di vista di uno sia diverso da quello del vicino, ma certi eventi fino a quando non ci toccano personalmente non sono così reali.
Scrutiamo i giornali, scriviamo articoli, puntiamo il dito e poi la sera ci copriamo col piumone e tante care cose, che domani si ragionerà su altre sentenze da pubblicare.
Egoismo?
Superficialità?
Deficienza?
Siamo essere umani, dicono.  Ma cosa dovremmo fare?
E poi ci sono quelle verità che si definiscono oggettive, che la calusola " a prescindere" diventa incompatibile.
I muli vedono solo il bianco e il nero, e i vigliacchi trovano che fare gli svizzeri sia la via più semplice.
 Ho letto di tutto recentemente. Gente che si scaglia con violenza e gente che si immedesima in storici di fama mondiale, gente che ieri parlava solo della gaffe di Miss Italia e oggi è massimo esperto delle teorie americane complottistiche a partire dalle torri gemelle. I migliori sono però queli che per accertare una migliore credibilità screditano l' altrui pensiero, ma va bè.
E Quindi?
Chiamasi libertà di opionione.
Giudicare gli altri è tanto facile, più difficile è mettersi in discussione. Ma la vita ti aiuta pare, a piegarti, a bastonarti, e alla fine a capire. Forse.
Avere paura è un reato?
Io ho paura, ho sentito dire, ma fai il loro gioco, rispondono, e se capitasse qui? ma a chi vuoi che interessi questa piccola città? replicano. A Parigi io non vado, dice ancora il primo, allora sbagli! è proprio questo il momento di andare perchè non colpiscono più, e sorride. L'altro intimorito sussurra: tu ci vai?- No ho dovuto annullare, ma sarei andato, risponde seccato il secondo.
Si dice che la paura non esista, ma sia solo nella nostra mente.
Peccato che la mente sia l'arma più pericolosa che ci sia.
A chi ha vissuto il vero terrore non mi sentirei di affermarlo però. La concretezza dista parecchio da una probabile immaginazione.
 E' difficile combattere sè stessi e ciò che non si conosce.
E' spaventoso dichiarare guerra a un'idea. Le ideologie hanno radici ovunque.
Basterebbe una pala magica per sradicare gli alberi malati?
Forse sì.
Comprendiamo però dove il buio abbia iniziato a sostituire la luce, e soprattutto se tutto il mondo voglia davvero la stessa magia.

Tua Titti






venerdì 9 ottobre 2015

Questione di motivazione

A Torino piove. Un sacco.
La gente si scopre incapace di guidare e la cosa mi fa innervosire parecchio.
Sul giornale i titoli sono molto interessanti, tipo: i veri chef si riconoscono dal naso e le emozioni vengono racchiuse nelle tazzine.
Seguace1 si è appena fatta un selfie postandolo su instangram e ha scritto "chilling". Lei e il codice di procedura civile.
Il Boss è di pessimo umore.
Freddy sta contando i giorni che ci separano dal Natale.
Mia madre e Luca si mandano le faccine su whatsapp, e da ieri si danno del tu. Grazie alle faccine. Per la precisione quella che fa l'occhiolino.
Allegra si sente più sola che mai in questo periodo e io non posso aiutarla. Non perchè non voglia, ma le ho provate tutte e la capisco. E lo so che la peggiore cosa da fare è compiangere qualcuno quando è triste, ma a me viene spontaneo. Io non sono da " il dolore fortifica e rimboccati le maniche". Lo trovo ingiusto. Un cuore solitario è un cuore che non trova più la forza di battere. E in chirurgia capita che i cuori si possano cambiare. Il vecchio si butta e se ne innesta uno nuovo. Forse noi dovremmo fare uguale. ma come si fa?
Chi non ci è mai passato non sa di cosa sto parlando, e probabilmente è molto bravo a giudicare. Bravo solo a fare quello però.
Viola dall'alto della sua saggezza ci riempe di teorie psicologiche,  ma io, che non sono una grande fan degli strizza cervelli, non la sto manco a sentire per un secondo.
Un cuore dolorante deve ritrovare una motivazione, non uno sfogo di mezz'oretta da 120 euri. Che alla sera mica c'è lo psicologo.
Ci sono partite di tennis che da un 5-1 sotto venogno vinte 5-7. Perchè scatta qualcosa. C'è quella forza che ti consiglia di non cadere e combattere.
 La chiave forse è quella spinta che nasce dentro te e ti bisbiglia di non arrenderti.
E se non arriva questa forza? perchè a riempirsi la bocca di belle parole sono capaci tutti, ma la realtà è differente.
Orsetta risponde che ci sono tante altre cose: la vodka, lo zabaione, il cane, lo shopping, gli scampi e le amiche.
Io sono più propensa per un gin tonic.
A Torino sta continuando a diluviare,  ma domani sembra arrivi il sole.
Questione di aspettative o di meteopatia.
Nel mio caso è questione di preghiere su preghiere su preghiere e ancora preghiere.
Che domenica in campagna deve fare il bello.
Che ho organizzato una grigliata  e farla in cantina pare brutto. 
Ma meteo.it .com .net. .laqualunque è dalla mia.
Tiè.

Tua Titti





lunedì 5 ottobre 2015

La meglio medicina

Pare che anche qui a Torino le stagioni cambino e i ricordi estivi si affievoliscano coi primi freddi. E coi primi freddi ci si possa prendere l'influenza, e dal sogno di un buon mojito alle 5 di pomeriggio ci si riduca ad anelare una grande e gustosa tazza di tè caldo.
Ottobre, se proprio devo dirla, non e' che sia  una gran bella invenzione, soprattutto se ci si sveglia con quasi 39.
Però la vita al di fuori continua, perché Orsetta aveva il suo primo grande cliente da seguire come commercialista e la Doni da operare col  primario un caso da 14 ore.
E così, mentre io me ne sono stata a letto a rimuginare, il mondo ha continuato a cullarsi nella sua aritmica frenesia, compreso lo studio di via Perrone.
Seguace1 mi ha bombardato per tutta la mattina di messaggi roventi nei confronti
di Freddy, e Freddy a sua volta nei confronti della prima. E non nascondo che mi abbia fatto piacere, perché rimanere a guardare fisso il soffitto e pensare per ore e ore e' cosa piuttosto malsana, soprattutto per chi- come la sottoscritta- alla stessa stregua del costruttore di sogni fantastici e romantici e' capace di cambiare abito in meno di un secondo e vestire quello del migliore distruttore degli stessi. Stessi sogni. Ora infranti.
E dire che ho fatto di tutto per occuparmi la giornata. Del tipo, mi sono dilettata in cucina, ho riletto l'Alchimista, ho rivisto l'intera serie di Narcos, e le prime due stagioni di grey's anatomy. Con tanto di pianto penoso in alcune puntate, che se c'è una cosa di cui mi vergogno e' piangere per un film. Però non è che le lacrime se bussano alla porta dei tuoi occhi  puoi far finta di nulla e respingerle: per cui ciccia. Clinex e poi ancora clinex.
La fortuna vuole, grazie al cielo, che fra un morto e una vita salvata della serie americana abbia sentito Viola.
Ho nostalgia di quando eravamo tutte insieme qua a Torino e organizzavamo feste,balli, tradimenti, cene, e tante bevute. Però poi si cresce, e non ci si può fare niente.
Qualcuna si è sposata, qualcun altro ha avuto figli, qualcuno è diventato super carrierista, e qualcun altro sta ancora aspettando.
Certo, rimanere immobili non aiuta perché persino a  Torino oltre al piemontese si parlano tante altre lingue e si possono incontrare persone con la mappa della città in mano che chiedono indicazioni.
Volere è potere, bisbiglia qualcuno.
Sarà la malattia?
Be' se la volizione e' la meglio medicina per la qualunque, questo ha fatto di me- almeno per oggi- cintura nera di torta di mele.
E domani?
Domani dicono che chi si ferma sia perduto, per cui...

Tua Titti

venerdì 2 ottobre 2015

Una vita normale

È questa continua lotta verso l'impossibile che frega. Sempre.
È questa guerra per affermare il proprio Ego insicuro e dubbioso che fa male.
È questo bisogno di raggirare gli ostacoli invece di affrontarli che alimenta le menzogne e rende fragili.
Perché chiedere sembra più facile, e  rispondere risulta più arduo.
Torino è una città piccola e sta stretta.
Non offre granché. Da nessun punto di vista.
Allora voliamo via.
Via, via verso quel mondo che regala grandi grossi premi e cotillons, e in secondo piano tanti specchi per allodole.
I rapporti umani- da queste parti- sono sempre i medesimi: prevedibili e noiosi.
Da via Baretti a corso Massimo o da via Lamarmora a Viale Thovez poco cambia.
Il ventaglio di possibilità è deducibile a occhi chiusi: sempre la stessa solfa.
Anche i raviolini del plin.
Che poi quando andiamo all'estero-dopo 4 giorni- se non prima, si va alla ricerca disperata di un ristorante italiano. Formentera docet. Ma va be'.
Party e vernissage come a Parigi Londra e NewYork, nessuno mai.
Ma più che altro, chi mai ci è andato?
Bocche armate di cognomi pesanti e dita pronte a provare su calcolatrici mentali i vari zeri dei conti in banca altrui  sembrano essere ormai il must della vita.
Carriera e soldi, soldi e carriera.
Un motto, un disegno fatale.
Per il resto c'è tempo, dicono.
L'altra sera parlavo a cena con la Doni.
Di sogni, desideri, speranze, e alla fine il regalo più grande, quello che è segretamente custodito nel mio cuore, quello per cui sarei pronta a sfidare il destino,quello che chiederei a Babbo Natale, e' solo uno:
la normalità.
NOR-MA-LI-TÁ.
Niente più niente meno.
Vorrei un uomo che tornasse a casa la sera, anche tardi, con cui mangiare la cena e ridere.
Vorrei dei bambini scoppiettanti che mi facessero arrabbiare come capita spesso e poi guardare i cartoni animati con loro.
Vorrei telefonare alle amiche e raccontare del periodo up&down con mio marito.
Vorrei suonare all'impazzata il clacson alle 7.40 del mattino perchè starò portando i bambini a scuola e sarò in ritardo.
Vorrei entusiasmarmi per una serata solo donne e niente marmocchi.
Vorrei ingelosirmi se qualche ragazza giovane guardasse il mio fidanzato con fare stuzzicante. ( forse questo no )
Vorrei impiegare un intero pomeriggio per preparare una torta mediocre e avere ugualmente l'applauso della mia famiglia perché saprebbero a priori dell'impegno.
Vorrei organizzare pranzi a casa con amici e figli, e pentirmene per l'ovvio disordine che combinerebbero.
Vorrei dare feste per i compleanni di tutti noi. Anche per il cane.
Vorrei imparare a fermarmi e riflettere. Che quello che faccio finta di non vedere oggi, mi annienterà domani.
Vorrei il sogno americano di un papà SuperMan e una mamma BridgetJones.
Vorrei alzare il telefono e dire "scusami se puoi, ma al cuore non si comanda", e aspettare paziente il perdono.
Vorrei non dover essere figlia di quel dio minore che sbiadisce i bei ricordi per miraggi falsi e ipocriti.
Vorrei rimanere sempre io, in bilico fra una razionalità  torinese e una solarità brasiliana.
Vorrei aver paura e chiamare mia madre per domandare: come si fa?
Vorrei saper apprezzare la fortuna che mi circonda e non dimenticare mai una delle parole più importanti di cui sono a conoscenza: Grazie.
Vorrei camminare per via Po abbracciata alla persona che amo e ammirare insieme la bellezza della collina torinese.
Vorrei andare alla messa di mezzanotte a Natale e scambiare il segno della pace coi miei amici, anche con la persona che mi sta antipatica, per capire che una stretta di mano e' sufficiente ad agitare il battito tumultuoso del cuore.
Vorrei progettare con la persona scelta di costruire il nostro futuro, nel sole e nella pioggia.
Vorrei litigare urlare piangere col mio ragzzo e la stessa sera fare l'amore: una volta, due, e poi stanchi addormentarci abbracciati.
Vorrei continuare a giocare a tennis e farmi supplicare da Allegra di non menzionare più  gli Us Open nei nostri incontri.
E se verrò additata come una persona banale, pazienza.
C'è qualcosa di più bello che poter vivere una vita normale con annessi e connessi?

Tua Titti